di Cesare Peccarisi
Secondo uno studio c’è un modo semplice, anche andando avanti negli anni per non restar tagliati fuori dal rapporto online con i nativi digitali
Forse molti nipoti saluterebbero più spesso i loro nonni con un messaggino sullo smartphone e chissà quanti nonni sarebbero contenti di riceverli e leggerli, invece di accontentarsi delle loro sporadiche telefonate e delle ancor più rade visite. Il tempo vola e, se non ne fanno già parte, molti di quelli che ora stanno leggendo questo articolo presto entreranno in quella che oggi è la generazione FAP (1930-1944) e forse si troveranno nelle stesse condizioni di quei nonni, ma secondo uno studio appena pubblicato su Alzheimer & Dementia dai ricercatori della Johns Hopkins University di Baltimora, insieme a quelli dell’Università di Filadelfia e della Brown University di Rhode Island, c’è un modo semplice per non restar tagliati fuori dalla generazione dei nativi digitali.
Allenamento cognitivo
Lo studio tira infatti le somme di una grossa ricerca nazionale condotta in tre tranche negli Usa dal 1999 al 2019 chiamata ACTIVE, acronimo di «Advanced cognitive training for independent and vital elderly» cioè allenamento cognitivo avanzato per una vecchiaia indipendente e vitale, che ha coinvolto oltre




