
di Federico Fumagalli
Insieme alle due imprenditrici della moda al Conca Verde: «Un film che è specchio dei tempi». Il personaggio di Meryl Streep un po’ meno «diabolico»: «Ma resta una leader indiscussa»
«Siamo ciò che mangiamo», sosteneva Feuerbach. Ma «sei anche ciò che indossi», affermano Cristina Parodi e Daniela Palazzi. Le amiche imprenditrici, fondatrici del brand di moda Crida, hanno accettato l’invito al cinema (Conca Verde) del Corriere Bergamo. Argomento di discussione è il film fenomeno del momento, oggetto vintage che — a vent’anni dal primo capitolo — si scopre un sempreverde. «Il diavolo veste Prada 2» al botteghino italiano 2025/2026 finirà, con ogni probabilità, sul podio alle spalle soltanto di «Buen camino». Ma rispetto a Checco Zalone, il sequel diretto da David Frankel ha molto più stile. Il frenetico montaggio che alterna abiti di Dior e Dolce & Gabbana, Chanel e Versace inietta «una tale gioia, in chi come noi ama la moda».
«Il diavolo veste Prada 2» si accolla anche oneri tematici, sulla carta poco prevedibili per una commedia leggera. C’è un ragionamento sullo stato di salute del comparto moda e dell’editoria.
Palazzi: «Penso che questo film sia un po’ lo specchio




