
di Luca Angelini
Mohammed bin Zayed, il presidente degli Emirati arabi uniti, è forse il più grande sconfitto della guerra tra Usa, Israele e Iran: detto «il Metternich del Golfo», da 15 anni aveva varato il cantiere per trasformare Abu Dhabi in un unicum mondiale. Ora quel cantiere è in frantumi
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Quando finalmente si metterà la parola fine alla guerra nel Golfo, si discuterà su chi avrà vinto e chi avrà perso, fra Washington e Teheran. Ma, per cercare il grande sconfitto, forse bisognerà in realtà guardare ad Abu Dhabi. Perché Mohammed bin Zayed (o MbZ, come lo chiamano), presidente degli Emirati arabi uniti, ha visto andare in pezzi il sogno che stava coltivando da almeno una quindicina d’anni. Quello di fare del suo Paese una «Singapore araba», ma con assai più potere geopolitico rispetto a quella originaria (l’ex segretario Usa alla Difesa, James Mattis, era arrivato a paragonare gli Emirati a «Atene e Sparta allo stesso tempo»: uno Stato moderno, prospero e, al contempo, fortemente militarizzato).




