
In che modo la finanziarizzazione e le politiche ambientali europee stanno incidendo sulla competitività del nostro settore automotive?
L’Occidente ha sempre fondato la propria egemonia sulla superiorità tecnologica, ma negli ultimi decenni si è finanziarizzato, cercando margini immediati a scapito dell’innovazione reale. Inoltre, l’Europa si autoimpone vincoli ideologici e ambientali, come il Green Deal, senza la capacità di imporli a livello globale, indebolendo la propria competitività. Gli Stati Uniti provano a difendere il primato puntando sull’intelligenza artificiale, mentre l’industria automobilistica europea soffre la mancanza di una visione unitaria.
Quale ruolo possono giocare l’Europa e, nello specifico, il tessuto industriale italiano in questo scenario globale?
L’Unione Europea non è uno Stato federale ma un’alleanza di Paesi con interessi nazionali spesso divergenti. Tuttavia, nel panorama italiano c’è un elemento di forza: l’agilità delle piccole e medie imprese. A differenza dei grandi colossi in crisi, il tessuto delle PMI italiane è flessibile e capace di cogliere le opportunità, adattandosi a fornire componentistica di qualità anche ai nuovi attori della mobilità globale.




