
Chi investe adesso trova prezzi sotto 100 e rendimenti tra il 4% e il 5% senza comprare scadenze troppo lontane. E chi detiene titoli vecchi non deve correre a venderli
I rendimenti obbligazionari sono saliti molto, in Europa e nel mondo, fino a sfiorare i massimi a 20 anni. L’ultima fiammata è partita dalla Francia (il decennale ha raggiunto il 4,92%), dove le preoccupazioni fiscali e politiche, sommate agli effetti dello choc energetico, hanno innescato un sell-off sui titoli di Stato. Lo spread tra il 10 anni francese e quello tedesco è così balzato ai livelli del 2011-2012, superando i 140 punti. Ma le vendite non sono rimaste confinate a Parigi. «La sottoperformance dei titoli di Stato francesi ha contagiato gli altri mercati sovrani, allargando gli spread anche di Grecia, Spagna e Italia», spiega Gianluca Bergamaschi, Head of fixed income – mandates di Generali am. E le tensioni potrebbero non essere finite.
La catena
«I rendimenti più elevati fanno lievitare i costi di servizio del debito, aggravando la traiettoria di bilancio e ampliano ulteriormente gli spread», spiega Laura Cooper, Global investment strategist and Head of macro credit di Nuveen. La domanda per chi investe è fin dove possa proseguire la salita




