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Caterina Barbieri: «Mi hanno criticata perché troppo giovane. Credo nella musica come terapia»

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di Barbara Visentin

Trentasei anni, musicista e compositrice, bolognese, per due anni direttrice della Biennale Musica

L’infanzia non solo è metafora «di un ascolto non condizionato da sovrastrutture culturali», ma racchiude anche «energia irriverente, rompe le regole per crearne di nuove. E per me questa è l’essenza della musica d’avanguardia». Caterina Barbieri ha intitolato la sua seconda Biennale Musica «A Child of Sound», un riferimento anche al potere curativo che attribuisce alla musica: «Fin da piccola è stata per me il modo di trasformare il dolore in bellezza. E sono rimasta colpita da quanti altri artisti mi abbiano detto che la musica è stata la loro salvezza fin dall’infanzia».

Compositrice e musicista bolognese, classe 1990, Barbieri anche quest’anno ha creato un cartellone eterogeneo e audace per la Biennale, in programma a Venezia fino al 24 (il Leone d’oro è andato al giapponese Keiji Haino, quello d’Argento alla canadese Sarah Davachi): spazio a tante voci nuove «con tanti progetti extraoccidentali difficili da vedere in Europa», e un occhio di riguardo agli artisti giovani e alle artiste. «La presenza femminile mi sta a cuore, ma al tempo stesso è venuta spontanea – dice -. Trovo ci siano tante compositrici,

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