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Raffreddori tattici e agende «divergenti». Così Elly e Giuseppe evitano di incrociarsi

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di Roberto Gressi

Dagli studenti al cinema: stessi luoghi, orari diversi

Brutta bestia, il raffreddore: se lo curi in soli sette giorni sarai guarito. Guai invece se lo trascuri, te lo porterai dietro per una settimana intera. E così, per non correre rischi, alla festa del Manifesto, Elly e Giuseppe si tengono a distanza, complici queste città indifferenti dove la gente si sfiora e non si tocca. Una giura di essere già sotto Tachipirina, l’altro accusa un’influenza conclamata, e per non infettarla si offre in alternativa di abbracciare Nino Luca, l’inviato del Corriere, che vorrebbe tra loro, se non un bacio, almeno una stretta di mano.

Che fatica però, non si può mica stare sempre a svicolare, guardando uno di qua e l’altra di là, dribblando i fotografi, in un’atmosfera fastidiosamente onirica, che pare un verso di Hikmet: «L’assenza è un ponte fra noi/ Anche quando/ di fronte l’uno all’altra i nostri ginocchi si toccano». E allora è molto meglio fare da soli, pur seguendo la stessa agenda, con buona pace di organizzatori e staff, che devono sincronizzare gli orologi, per evitare che Schlein e Conte si incontrino. Quindi ci vanno, dagli universitari che piantano le tende

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