
La segretaria in direzione contro M5s: chi ha più voti si impone. Ma l’ex premier: decideranno i cittadini La minoranza dem diserta il voto.
Lo scorso 2 ottobre 2026: è ufficialmente iniziata la campagna elettorale con vista Quirinale. A giocare d’anticipo prova la segretaria del Pd, ma inciampa in una reazione secca e decisa di Giorgia Meloni. Con una differenza. Mentre la premier è certa d’essere e restare a capo del centrodestra, la signorina venuta da Lugano via Bologna di guidare il Campo largo non è affatto sicura.
Cerca di radunare ciò che insieme non sta: l’acqua santa di Lorenzo Guerini che come tutti i riformisti del Pd non vota la relazione alla direzione nazionale del partito presentata ieri dalla segretaria e l’olio pugliese di Giuseppe Conte. È un’emulsione mal riuscita come il Pd dove è partita la stagione dei lunghi coltelli verso le candidature.
Il guanto di sfida a Meloni e il duello delle repliche
Cade in una contraddizione Elly Schlein affermando: «Il governo Meloni è diventato il più longevo e l’hanno celebrato con una fanfara spropositata: è l’unico risultato che può vantare». Di sé stessa però dice: «Avevano scommesso che non sarei durata sei mesi, ma sono




