
di Simone Canettieri
Manovre elettorali: FdI, accordo con Cateno De Luca
Nel dubbio meglio cantarci su. I più spiritosi citano in Transatlantico la canzone di Tony Renis: «Dimmi quando, quando, quando». È così. Passata la legge elettorale, tutto il Parlamento, a partire dal centrodestra, si interroga solo sulla data del voto. Sul «quando», appunto. La premier Giorgia Meloni da Ascoli Piceno definirà qualche ora più tardi questo dibattito «surreale» perché «manca un anno alla fine della legislatura». Chiaro, no?
Tuttavia «l’opzione giugno» è stata ventilata, insieme a quella di settembre, dal sottosegretario Giovanbattista Fazzolari — non proprio un parvenu — in un colloquio con il Foglio («Permetterebbe al nuovo governo di fare la legge di Bilancio con un minimo di serenità»).
Il vicepremier Antonio Tajani, a nome di Forza Italia, dice che «Fazzolari ha le sue idee, ma per noi si deve votare a fine legislatura». Anche Matteo Salvini la pensa così, rinvigorito da un sondaggio Emg, che per la prima volta dà la Lega al 7,5 %, sopra a Futuro nazionale (6,7). In queste ore Salvini sta chiedendo un «favore» a Meloni: il via libera del Consiglio dei ministri alle intese finali (di Lombardia,




