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Non basta sostituire i fossili con le terre rare, l’esperta francese Olivia Lazard: «La transizione energetica deve trovare un equilibrio tra estrazione e rigenerazione»

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Superare la dipendenza da fonti fossili è fondamentale, ma la transizione energetica non può solo cambiare l’oggetto dello sfruttamento delle risorse. «Ciò che deve essere modificato è il nostro approccio agli ecosistemi e al sistema di estrazioni», spiega Olivia Lazard a Pianeta 2030

Per abbandonare petrolio e gas abbiamo bisogno di litio, rame, cobalto, nichel e terre rare. Ma quei materiali non arrivano dal nulla: vengono estratti dal sottosuolo, spesso in territori dove si concentrano foreste, acqua, biodiversità e comunità vulnerabili. La transizione energetica, insomma, può ridurre una dipendenza e crearne altre. E può mettere in tensione due obiettivi che oggi tendiamo a considerare inseparabili: proteggere il clima e proteggere gli ecosistemi.
È da questo punto di attrito che Olivia Lazard, fellow al Berggruen Institute negli Stati Uniti e all’Imperial War Museum Institute nel Regno Unito, fondatrice di Transition Intelligence e membro della Uk National Taskforce on Climate Security, propone di guardare alla “planetary security”: una sicurezza che non riguarda soltanto il clima o l’approvvigionamento energetico, ma la tenuta dell’intero sistema planetario. «Stiamo dimenticando una regola semplice: dobbiamo mettere in equilibrio estrazione e rigenerazione», dice Lazard a Pianeta 2030. Ospite alla ventesima dell’Internazionale a Ferrara (conclusosi la scorsa domenica), dov’è stata

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