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Stefano Garisto (Lefebvre Giuffrè): «Siamo la Netflix dell’editoria, un’azienda hi-tech con cent’anni di vantaggio»

di Laura Magna

Dietro l’immagine di casa editrice giuridica tradizionale, si nasconde un’azienda che ha anticipato le trasformazioni tecnologiche del settore legale, dalla banca dati su CD all’intelligenza artificiale generativa. Ecco perché le nuove legaltech miliardarie avranno ancora bisogno dell’editoria tradizionale

Scaffali carichi di codici commentati, delle collane rilegate, di un mondo che profuma di carta e di aule di tribunale. Inevitabile che pensando a Lefebvre Giuffrè – casa editrice giuridica storica fondata a Milano nel 1931, entrata nel gruppo internazionale Lefebvre nel 2017 – compaia alla mente questo tipo di iconografia. Ma è, secondo il ceo Stefano Garisto, un’immagine parziale, che rischia di raccontare solo una minima parte di quello che l’azienda è sempre stata e come stia evolvendo in tempi recenti.

«Per molti siamo ancora, in effetti, principalmente la casa editrice dei grandi codici», dice Garisto. «È un patrimonio che rappresenta le nostre radici e che non rinneghiamo, ma descrive solo una parte della nostra identità. La realtà è che da almeno vent’anni siamo molto di più: un’azienda tecnologica che ha sempre anticipato le grandi trasformazioni del mercato legale e fiscale». 
E che sia realmente così Garisto lo argomenta con una sequenza di primati che raramente

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