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Presunto «patto occulto» in Fondazione Crt, «non ci fu corruzione: Palenzona agì da presidente». Chiesta l’archiviazione

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di Simona Lorenzetti

La Procura di Roma chiede di archiviare i due filoni investigativi torinesi: la corruzione tra privati a carico di Palenzona, l’influenza illecita in assemblea e le false comunicazioni sociali per 12 consiglieri (alcuni ex) della Fondazione

Nell’aprile 2024, quando Fabrizio Palenzona chiese e ottenne le dimissioni di Corrado Bonadeo — «principale artefice del patto occulto» — dalla Fondazione Crt agì «nell’esercizio delle sue funzioni di presidente» e non «per utilità non dovuta a proprio vantaggio» quale quella di «evitare approfondimenti da parte del Mef». In più, la richiesta «è stata accompagnata da un’informativa all’autorità di vigilanza da cui è scaturito il procedimento» nei confronti di dieci — tra attuali ed ex — componenti del Cda e Cdi che ora rischiano il processo per un presunto «patto» destinato a pilotare le scelte future di Palazzo Perrone, ostacolando la vigilanza del Mef. 

La riflessione è nel documento con il quale il pm romano Lorenzo Del Giudice invita il gip ad archiviare l’accusa di corruzione tra privati nei confronti di Palenzona. Nello stesso atto si rappresenta anche la necessità di archiviare le contestazioni di influenza illecita in assemblea e false comunicazioni sociali rivolte a dodici consiglieri (alcuni

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