La seconda edizione del Festival Internazionale del Riso ha messo in dialogo le terre d’acqua piemontesi con la Piana di Sibari. Non esiste solo il Carnaroli, ma una straordinaria geografia di varietà, paesaggi e culture culinarie. Ogni volta che pensiamo al riso italiano, la cartina si colora quasi automaticamente di Piemonte e Lombardia. Non è una rappresentazione sbagliata, ma incompleta. Risò, il Festival Internazionale del Riso svoltosi a Vercelli dall’11 al 13 settembre 2026, è partito proprio dal cuore della risicoltura nazionale per allargare lo sguardo al resto del Paese.
Risò 2026, il riso italiano va oltre Piemonte e Lombardia
Per tre giorni Vercelli ha riunito agricoltori, aziende, ricercatori, cuochi, nutrizionisti, istituzioni. Un palcoscenico diffuso nel quale il chicco diventa espressione di un paesaggio, di un’economia e di una cultura alimentare. L’edizione 2026 ha celebrato anche tre ricorrenze particolarmente significative: i 160 anni del Canale Cavour, i 120 anni dalla conquista delle otto ore lavorative da parte delle mondine e gli 80 anni dalla selezione della varietà Arborio. Tre anniversari che ricordano quanto la storia del riso italiano sia intrecciata con quella dell’acqua, del lavoro, della ricerca e dell’evoluzione sociale del Paese.
Risò, il Festival



