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Mense, Confindustria: vantaggi fiscali solo a chi applica il contratto giusto

«I benefici della fiscalità generale devono andare solo a chi applica il contratto giusto e quindi paga il giusto». È una presa di posizione netta quella arrivata da Pierangelo Albini, direttore Lavoro, Welfare e Capitale umano di Confindustria, durante IMMENSE 2026, l’appuntamento promosso da ANIR Confindustria all’Ara Pacis di Roma dedicato alla Grande Ristorazione. Una dichiarazione che porta direttamente al centro di uno dei problemi più delicati della ristorazione collettiva: non può esserci un pasto di qualità senza lavoro adeguatamente riconosciuto, ma allo stesso tempo diventa difficile garantire salari, formazione e organizzazione del servizio se gli appalti continuano a comprimere i margini e non tengono conto dell’aumento reale dei costi.

Da sinistra, Da sinistra, Raffaele Nevi, Pierangelo Albini, Francesco Garrubba, Massimo Piacenti e Walter Rizzetto durante IMMENSE 2026

Confindustria: il contratto applicato diventa una discriminante

Albini ha affrontato il tema partendo dalle nuove disposizioni sul cosiddetto “salario giusto”, inserite nel Decreto Primo Maggio, che rafforzano il riferimento alla contrattazione collettiva nella determinazione del trattamento economico dei lavoratori. Per Confindustria il punto non è soltanto stabilire una soglia retributiva, ma distinguere tra chi applica correttamente i contratti rappresentativi e chi utilizza

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