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Gli Archivi di Stato diventano pop: firme d’autore sulle borracce e privati per trovare nuove risorse

di Massimiliano Jattoni Dall’Asén

Dai prodotti con gli autografi di Leonardo e Galileo alle visite e alle concessioni: il patrimonio degli Archivi cerca di raggiungere il grande pubblico e nuovi ricavi

La firma nervosa di Leonardo da Vinci, quella larga e inclinata di Luigi Pirandello, i tratti eleganti con cui Galileo Galilei metteva il proprio nome in fondo a una lettera. Per secoli sono rimaste custodite tra faldoni, registri e manoscritti; ora escono dagli Archivi di Stato e finiscono su agende, taccuini, raccoglitori, borse di tela e perfino borracce. Si chiama «Linea Segni» ed è il primo esperimento con cui gli Archivi provano a entrare nella vita quotidiana degli italiani, lasciandosi alle spalle (almeno nell’immaginario collettivo) la polvere, il silenzio e le sale di studio frequentate quasi esclusivamente da ricercatori e addetti ai lavori.

La collezione, realizzata con Franco Cosimo Panini Editore e già distribuita in circa 1.300 cartolerie e cartolibrerie, nasce dalla concessione in licenza non esclusiva del marchio Archivi di Stato, ridisegnato nel 2025 per dare un’identità comune e riconoscibile ai diversi istituti. Ma non è soltanto un’operazione di merchandising. È il tassello più vistoso di un progetto molto più ampio: far conoscere un patrimonio

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