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L’inverno è in arrivo e i nemici sono in affanno: Putin non ha fretta di concludere la guerra in Ucraina, ecco perché

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di Marco Imarisio

L’unica concessione dello Zar? Una mini-tregua che aiuti Trump

«Prego, fatevi la barba». Quando gli torna il sarcasmo nei giudizi, significa che Vladimir Putin si sente più sicuro che mai. Le elezioni politiche della prossima settimana sono un dettaglio, come noi. Infatti, negli ultimi mesi il presidente russo non ha fatto campagna, ma ha viaggiato come mai prima, dopo tre anni di guerra senza uscire dal Cremlino, se non per qualche visita nella dependance bielorussa. Prima la visita nell’Estremo Oriente, la seconda dei suoi ventisei anni al potere, con una tappa a sorpresa in una delle isole Curili contese con il Giappone, poi in Kirghizistan, e ora al vertice dei Brics in India. A novembre seguirà la trasferta in Cina, dove si ipotizza perfino un trilaterale con i padroni di casa e gli Usa, cui potrebbe seguire anche un viaggio al G20 di Miami per il quale ha ricevuto un invito formale dall’amministrazione americana, che se accolto significherebbe per lui un clamoroso ritorno sulla scena occidentale.

Ma nell’attesa di valutare con calma l’ennesimo assist che gli fornisce Donald Trump, Pozhaluite britsya, dice in russo antico rivolto all’Europa, suo principale nemico. L’espressione risale probabilmente ai

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