
di Stefania Ulivi, inviata a Venezia
Il regista di «Garage Olimpo», in concorso a Venezia 83 con «Ritorno a Buenos Aires», protagonista Adriano Giannini: «Insieme nei luoghi dove fu detenuto»
Il 19 aprile 1977, anno più buio della dittatura militare argentina, Marco Bechis, ventenne, venne sequestrato e rinchiuso per quattro mesi in una delle trecento prigioni politiche nascoste a Buenos Aires. Da quell’esperienza il regista, padre italiano, madre cilena, cresciuto tra San Paolo e Buenos Aires, realizzò un film che ha lasciato il segno, Garage Olimpo.
Quasi trent’anni dopo è in concorso a Venezia 83 con Ritorno a Buenos Aires, protagonista Adriano Giannini nel ruolo di Mariano Guerra, sopravvissuto torture del regime. Siamo nel 2008, vive e lavora a Torino, ma accetta di presentarsi a testimoniare in un uno dei processi ai suoi aguzzini. Sarà in sala il 17 settembre con Fandango.
«C’è un legame, certo con Garage Olimpo — spiega il regista —. Questa storia non è la mia, ma nasce da una ferita che conosco. Mariano potrebbe essere uno dei ragazzi uscito dopo due anni e due mesi da quel luogo e tempo dopo torna in Argentina per deporre». A confronto con i




