
di Paolo Mereghetti
Ultimi due film in concorso a Venezia 83: «Ritorno a Buenos Aires» del regista italiano e «Kami Nour» (Un po’ di luce) dell’iraniano Ali Asgari
A volte, sopravvivere a una tragedia può essere peggio che soccombervi. È quello che prova sulla sua pelle Mariano (Adriano Giannini) che dopo 33 anni deve lasciare Torino per Buenos Aires, come testimone a un processo contro i torturatori di allora.
Mescolando ricordi personali e esperienze altrui, Marco Bechis torna a parlare, dopo Garage Olimpo, della dittatura argentina e dello strazio che ha lasciato dietro di sé: Ritorno a Buenos Aires non vuole svelare nessun segreto ma farci capire che quell’esperienza ha lasciato un segno dolorosissimo anche in chi è sopravvissuto.
Come appunto succede al protagonista costretto a fare i conti con qualcosa che non aveva voluto confessare nemmeno a sé stesso. Con una prova superba Adriano Giannini dà forma a quello che il film lascia sospeso, fino allo scontro decisivo con il suo torturatore, convinto di poter esercitare su di lui il dominio di allora.
È un tema che i migliori film sulle esperienze concentrazionarie hanno già affrontato, ma a cui Bechis sa infondere nuova energia,




