
di Aldo Grasso
Il documentario di Louis Dubreuil offre un’analisi approfondita di un caso che ha sconvolto gli Stati Uniti e che è diventato simbolo delle tensioni politiche, mediatiche e sociali che attraversano il Paese
L’uccisione di Charlie Kirk, il 10 settembre 2025, ha rappresentato qualcosa di più della morte violenta di un attivista conservatore. Kirk era una figura centrale della nuova destra americana, fondatore di Turning Point US e, soprattutto, un politico senza incarico politico: aveva trasformato dibattiti, podcast, campus, social e comizi itineranti in una macchina di mobilitazione giovanile.
La sua morte ha così colpito una figura che era già, in larga misura, un prodotto dei media. Il documentario L’omicidio di Charlie Kirk di Louis Dubreuil offre un’analisi approfondita di un caso che ha sconvolto gli Stati Uniti e che è diventato simbolo delle tensioni politiche, mediatiche e sociali che attraversano il Paese (Sky Crime e Now).
La morte ha moltiplicato la potenza mediatica di Kirk proprio nel momento in cui gli ha tolto la possibilità di parlare. È il classico meccanismo della martirizzazione: l’uomo scompare, resta il personaggio. E il personaggio, liberato dalla fastidiosa contraddizione della vita quotidiana, può diventare molto più




