
di Massimo Franco
Palazzo Chigi pare voler fissare lo status quo, limitando la galassia centrista e gli spazi per Vannacci
L’emendamento spuntato a sorpresa nelle pieghe della riforma elettorale prevede che chi non si è mai presentato debba raccogliere seimila firme in ogni collegio. Si tratta di una mossa che ha indotto il leader del M5S, Giuseppe Conte, a chiedere in modo inopinato un intervento del Quirinale per fermare la maggioranza. «Una forzatura grossolana», secondo il leader di Noi moderati, Maurizio Lupi. E ha rinfocolato le polemiche contro la premier Giorgia Meloni e i suoi presunti calcoli per plasmare una legge che la metta al riparo dal rischio della sconfitta.
Il tema, tuttavia, rimanda a una questione più generale. È come se Palazzo Chigi preferisse fotografare anche alle prossime elezioni lo status quo, cristallizzando i partiti e gli equilibri che hanno permesso alla premier di battere il record di longevità col proprio governo. Si avverte la preoccupazione di vedere proliferare formazioni senza fisionomia né radicamento; di colpire la nebulosa centrista che gravita nell’orbita delle opposizioni; e di riflesso limitare anche gli spazi di manovra e gli accordi con altre liste del generale Roberto Vannacci.
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