
di Silvia Madiotto
Maratona in Aula, arrivano a Venezia anche il comitato “Liberi Subito” e gli ultracattolici
Far passare una legge sul fine vita in Veneto non è scontato, visto com’è andata a gennaio 2024 con una maggioranza di centrodestra che era quasi bulgara: provvedimento affossato per un solo voto. Adesso quella legge è cambiata, ammorbidita, annacquata dice qualcuno, interviene non più su tempi e procedure, bensì su un piano organizzativo, istituendo commissioni e inserendovi nuove professionalità. Anche per questo le possibilità di farla passare sono più ampie e, alla vigilia, sembra che anche una quota importante del centrodestra, oltre al centrosinistra, la voterà.
Non però Fratelli d’Italia, come ha annunciato il capogruppo in Regione Claudio Borgia. Il secondo partito della maggioranza (nove consiglieri) ieri ha avuto una lunga discussione interna durata quasi l’intera giornata, in confronto con i vertici nazionali e regionali, e questo ha spinto il gruppo a decidere di votare no. «Una materia che investe direttamente il diritto alla vita, l’autodeterminazione e la tutela non può essere affrontata attraverso una norma e differenti discipline da Regione a Regione. Serve una sanità che accompagni, aiuti anche nella sua fase di massima sofferenza, che tuteli la




