di Ferruccio de Bortoli
Mentre Parigi si prepara alle presidenziali del 2027, il confronto su eurobond, difesa, investimenti e competitività riguarda da vicino anche il nostro Paese
Il dibattito francese sulle scelte economiche legate al voto per l’Eliseo del 2027 ha molto di italiano. E forse faremmo bene a seguirlo con un sentimento diverso da quello prevalente. La recente analisi del Financial Times è preoccupante per Parigi che paga interessi sui suoi titoli, intorno al 4 per cento, ormai superiori ai nostri. Illuderci di essere diventati di colpo un modello virtuoso è un po’ fuori luogo. Lasciamo da parte dunque la magra e inutile consolazione di notare che anche gli amati (o odiati) cugini hanno problemi simili se non più gravi dei nostri. E concentriamoci soprattutto sulle idee per l’Europa, sulle proposte per renderla più forte e competitiva. Anche perché ci coinvolgono direttamente.
Certo che se al secondo turno si dovessero presentare Marine Le Pen e Jean-Luc Mélenchon — qualunque sia poi il risultato — sentiremmo rintoccare già qualche campana a morto per l’intera costruzione comunitaria. In Italia poi sono molte le simpatie, nei due schieramenti, per quelli che appaiono, dai sondaggi, i più accreditati, candidati




