
IL TESTAMENTO DI ANN LEE. Nelle sale
Ci sono film che partono con le migliori intenzioni: un’idea coraggiosa, una storia ricca di significati, un cast artistico di assoluto rilievo. Un trust di cervelli che dà garanzie e percezioni positive. E magari, apparecchiata la tavola, niente risulta fuori posto. Ma il risultato lascia freddi, perplessi, lontani. È il caso de Il testamento di Ann Lee della regista norvegese Mona Fastvold che, detto per inciso, è la moglie di Brady Corbet, musa e collaboratrice storica dell’acclamato autore di The Brutalist. Vita avventurosa di Ann Lee, una mistica nata nel 1736 a Manchester, Gran Bretagna, divenuta leader di una setta di quaccheri, lo Shaker Movement (Società Unita dei Credenti nella Seconda Apparizione del Cristo) che aveva come elemento estatico-distintivo una scomposta danza rituale. Ann fu perseguitata per il suo credo, arrestata, torturata. Fuggì negli Stati Uniti, dove dopo aver attraversato tempeste e altre catastrofi morì a 48 anni.
Gli adepti la consideravano l’equivalente femminile di Cristo, ma la setta – come informano i titoli di coda – non raggiunse mai un’adesione adeguata all’impegno di Ann. Fastvold segue i tormenti della sventurata da sposa traumatizzata a guida carismatica del gruppo, favorevole all’obbligo di celibato e