di Silvia Turin
Un nuovo studio conferma l’ipotesi che affidare i ricordi alla galleria foto danneggi la memoria degli eventi (o delle relative informazioni). E non ci sono benefici compensativi: la mente non risulta più efficiente in altri compiti
Alla fine dell’estate la memoria dei nostri telefonini si sarà arricchita di decine, centinaia di nuove foto: viaggi, tramonti, eclissi, amici e parenti in vacanza, opere dei musei.
Molti scatti, forse quasi tutti, non verranno rivisti a meno che non appaiano nei «ricordi» dei vari gestori di immagini.
Uno studio dei ricercatori della Binghamton University, pubblicato sulla rivista Memory & Cognition, ha voluto capire meglio se scattare foto può compromettere la memoria relativa alle occasioni o agli oggetti fotografati.
I risultati dei sette esperimenti condotti su 892 partecipanti hanno rilevato un’effettiva compromissione della memoria e chiarito anche la spiegazione del perché avviene.
Lo studio
Nel corso dei test, i partecipanti dovevano osservare immagini di opere d’arte sui propri telefoni: alcune dovevano essere semplicemente guardate, mentre altre dovevano essere «catturate» tramite screenshot. Successivamente, i soggetti venivano sottoposti a test a sorpresa per valutare la loro memoria.
I risultati sono stati coerenti: lo screenshot riduceva drasticamente il ricordo visivo. In uno




