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Nepal, franata la roccia sotto il ghiacciaio: «Una massa simile a quella del Vajont»

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di Paolo Virtuani

L’indagine tecnica: potrebbe essersi sciolto il «permafrost», il terreno perennemente gelato della montagna. Il glaciologo Scotti: «Rischi seri anche sulle Alpi»

Non è stato un terremoto. L’onda sismica di magnitudo 4.4 registrata mercoledì mattina mezz’ora prima che un’enorme massa d’acqua travolgesse i villaggi tra Nepal e Cina nella valle del fiume Trishuli, è stata la conseguenza e non la causa del crollo di una parte rocciosa sopra la quale si trovava il ghiacciaio dello Tsangbu Ri. Nella discesa il ghiaccio, per l’aumento della temperatura a quote inferiori e soprattutto per l’attrito interno, si è rapidamente sciolto — come si è già verificato in episodi simili — e si è trasformato in una catastrofica ondata di acqua e roccia che ha spazzato via tutto quello che ha incontrato nel suo percorso.

Questa è la ricostruzione scientifica più accurata di quanto è avvenuto da parte della commissione Gaphaz (Glacier and Permafrost Hazards in Mountains), un gruppo di specialisti internazionali dell’Associazione internazionale di scienze della criosfera che analizza i pericoli legati ai ghiacciai montani, basata su dati e foto satellitari della zona coinvolta in Tibet e sui primi parziali rilievi che si sono potuti realizzare sul terreno.

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