
di Pietro Gorlani
Per l’assessora all’Ambiente Camilla Bianchi «serve una pianificazione di natura sovracomunale»
Brescia ha ben 70 ettari di aree dismesse, in provincia se ne contano quasi 800. Ed è qui che devono essere installati data center e impianti di accumulo energetico, tutelando quel che resta del suolo agricolo. Parola di Camilla Bianchi, assessora all’Ambiente del comune di Brescia in quota Pd.
Buongiorno assessora, avrà letto delle 14 domande di data center piovute sul Bresciano, di cui 3 in città: a quello piccolo di Qarnot si aggiungeranno i futuri progetti di Intred (4 MW) e A2A (20 MW). Certo, il calore sarà recuperato dal teleriscaldamento e possono essere definiti più green di altri ma ci sarà comunque consumo di energia e di acqua. La Loggia metterà dei paletti a domande future?
«Non servono né demonizzazioni né deleghe in bianco. I data center hanno un impatto ambientale innegabile e definirli “green” richiede fatti, non dichiarazioni. Il recupero del calore è decisivo e Brescia, grazie al teleriscaldamento: il prototipo di A2A inaugurato nel giugno 2025 alla centrale di Lamarmora a regime produrrà 16 GWh di calore, sufficienti per circa 1350 appartamenti. Ogni progetto va valutato per consumo e fonte




