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Moschea a Venezia, le parole di Cacciari: «Macché urbanistica, è solo ideologia. Il sindaco rispetti la Costituzione, l’integrazione non si basa sui vestiti»

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di Mario Parolari

L’ex primo cittadino del capoluogo lagunare: «Una lecita contestazione di una comunità che lavora»

«Chi stabilisce in cosa consiste l’integrazione? Venturini? Meloni? Schlein?». Non secondo il filosofo e opinionista Massimo Cacciari, che fu sindaco di Venezia per due mandati, dal 1993 al 2000 e dal 2005 al 2010. Classe 1944, oggi professore emerito all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, per Cacciari il nodo del dibattito sulla costruzione della moschea a Mestre, nel comune di Venezia, è proprio quello dell’integrazione delle comunità islamiche in Italia. Ed è un nodo politico.

Cacciari, nella sua Venezia la comunità bengalese vuole la moschea. Ma il sindaco Simone Venturini ha chiesto loro più integrazione, dall’abbandono dei rifiuti al «proliferare di donne coperte da un velo integrale».
«È pura barbarie, una regressione rispetto ai principi fondamentali della cultura europea, dal cristianesimo all’illuminismo. È allucinante che si misuri l’integrazione di qualcuno sulla base di come è vestito. Quelli sono i loro costumi. Le regole dell’integrazione non le decide Venturini. La regola fondamentale è il rispetto della Carta Costituzionale. La Costituzione parla di tolleranza, dell’assoluta uguaglianza dei diversi credo religiosi. C’è scritto che lo Stato deve fare ogni sforzo possibile per rendere le

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