
di Giusi Fasano, inviata
Nel paese amato dal cantautore, dove è morto il 6 agosto, nel giorno dei funerali si respira l’atmosfera dell’addio
Pavana L’addio che non si vede è nell’aria. Ovunque. Da una finestra affacciata sulla piazzetta accanto alla chiesa arrivano le note del vecchio e del bambino che si preser per mano e andarono insieme incontro alla sera. Sulla facciata di una grande casa gialla c’è lui e una citazione dalla sua Amerigo: …e Pavana un ricordo lasciato tra i castagni dell’Appennino.
Anche nelle chiacchiere al bar c’è lui, sempre lui. Francesco che «era uno di noi», Francesco che «amava la gente semplice», Francesco che «era un piacere starlo ad ascoltare». Non c’è corteo funebre, niente corone di fiori né campane a morto, come ha voluto la sua famiglia. Ma il silenzio no, quello è impossibile l’ultimo giorno di Francesco Guccini nella sua Pavana. Il Maestrone è sulla bocca di tutti. La sua discrezione, la sua gentilezza d’altri tempi, la sua curiosità. E le sue canzoni, ovvio. Sono nella mente di chiunque, da queste parti, e basta un titolo buttato lì in una conversazione perché qualcuno dei presenti canticchi un verso, racconti che l’ha scritta




