di Valentina Iorio
Secondo il rapporto dell’Inps la misura ha un impatto molto limitato sulla natalità. La demografa Minello: «La denatalità non è solo una questione economica o biologica, ma anche di libertà»
Lo Stato spende quasi 20 miliardi all’anno per l’assegno unico universale, il sostegno rivolto a tutte le famiglie con figli a carico, ma i beneficiari sono sempre meno a causa del crollo della natalità. Il calo delle nascite da tempo spinge i governi a ricorrere sempre più spesso a trasferimenti legati ai figli, come l’assegno unico, per sostenere le famiglie. Ma questo tipo di misure non basta, come evidenzia l’ultimo rapporto dell’Inps.
Effetti minimi sulla natalità
In particolare, per quel che riguarda gli effetti dell’assegno unico sulla fecondità, l’Inps sottolinea che si riscontra «un effetto positivo e statisticamente significativo esclusivamente nel confronto tra il terzo e il secondo quintile dell’Isee. Per questo gruppo, l’aumento della generosità del beneficio indotto dalla riforma determina un incremento di 0,5 punti percentuali nella probabilità di avere un secondo figlio nel medio periodo, ossia a partire da un anno dopo settembre 2022. Al contrario, non emergono effetti statisticamente significativi nel confronto tra il primo e il secondo
quintile, né nei confronti



