di Diana Cavalcoli
Le regioni con ordinanze sono almeno sedici, i settori coperti si sono moltiplicati e per la prima volta alcune amministrazioni hanno incluso anche i rider
Non più una condizione meteo, ma un rischio professionale. Il caldo estremo è diventato materia di ordinanze, decreti e vertenze sindacali in questa estate 2026 che conta, amaro record, la mappa di divieti più estesa mai vista in Italia. Un’emergenza che ha richiesto l’intervento del governo sugli ammortizzatori sociali. Il risultato è però un sistema a due velocità. Su un versante la tutela si è allargata. Le regioni con ordinanze sono almeno sedici, i settori coperti si sono moltiplicati e per la prima volta alcune amministrazioni hanno incluso anche i rider. Sul versante economico, il decreto legge approvato il 22 giugno ha sbloccato la richiesta che i sindacati portavano al tavolo da due anni: le ore di cassa integrazione perse per il caldo non consumano più il tetto ordinario. Ma tutto questo funziona solo per chi ha un contratto di lavoro subordinato. Con situazioni al limite del paradossale come nel caso dei ciclofattorini costretti a fermarsi obbligatoriamente e non guadagnare. Non a caso a metà luglio i rider hanno




