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Hotel italiani, serve una norma contro le vendite ai fondi esteri

L’Italia si conferma tra le destinazioni più desiderate, non solo dai turisti, ma anche dai grandi capitali internazionali, ma il rischio è che la frammentazione del suo tessuto alberghiero trasformi un’opportunità di sviluppo in una perdita d’identità per il patrimonio ricettivo nazionale. È questo il duplice messaggio che emerge dall’ultimo report di JLL Italia (società di consulenza immobiliare), “Italian Hotel Investment Outlook and Strategy Survey”, e dalla presa di posizione di Confindustria Alberghi.

L'Italia ha più hotel di tutti in Europa, ma i fondi esteri sono sempre più interessati La frammentazione e i passaggi generazionali mettono a rischio la gestione italiana delle piccole e medie strutture ricettive indipendenti

I numeri del report mostrano un mercato dinamico: 370 milioni di euro in acquisizioni nei soli primi sei mesi del 2026 – di cui 200 milioni destinati a progetti di riconversione immobiliare – e quasi l’80% degli investitori istituzionali (fondi di private equity, family office e capitali provenienti da Asia, Medio Oriente e Sud America) pronto ad aumentare l’esposizione sull’hotellerie italiana nei prossimi 12-24 mesi. Un interesse che non riguarda più soltanto le storiche capitali dell’arte come Roma, Firenze o Milano, ma che si estende a nuove destinazioni iconiche, dal Lago di Como alla Sicilia.

Il paradosso

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