C’è un gesto che associamo istintivamente alla sicurezza: passare un panno, vedere brillare l’acciaio, non percepire odori sgradevoli, sentire profumo di pulito. In quel momento il cervello archivia la pratica come conclusa. La superficie è pulita, dunque è sicura: è una delle equazioni più radicate e più fragili del settore alimentare, perché confonde due concetti che non sono affatto sinonimi: pulito e sanificato. La distinzione non è un cavillo da tecnici. Nel linguaggio normativo italiano il D.M. 7 luglio 1997, n. 274 distingue pulizia, disinfezione e sanificazione: la pulizia rimuove polveri, materiale indesiderato e sporcizia; la disinfezione mira alla distruzione o inattivazione dei microrganismi patogeni; la sanificazione comprende l’insieme delle operazioni necessarie a rendere sani ambienti e superfici, mediante pulizia, disinfezione, disinfestazione e, quando necessario, controllo delle condizioni microclimatiche.
Anche a livello legislativo c’è una netta distinzione tra pulizia, disinfezione e sanificazione
Anche a livello legislativo c’è una netta distinzione tra pulizia, disinfezione e sanificazione Nel settore alimentare questa distinzione diventa operativa dentro l’Autocontrollo Igienico-Sistema haccp




