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Il Mercato ittico che “trasforma” Torino in una città di mare

 

Ogni mattina, tra le sei e le undici, a Torino, in corso Ferrara va in scena qualcosa che, ai non addetti ai lavori, sembrerebbe un paradosso: una delle piazze ittiche più attive del nord-ovest italiano si trova in una città senza mare, senza porto, senza sbarco. Il capoluogo piemontese, ricordiamo, dista infatti ottocento chilometri da Palermo, cinquecento da Genova, quattrocento dall’Adriatico. Eppure i ristoranti torinesi mettono in tavola orata, branzino, gamberi rossi, ricci e crudi di ogni tipo. Il meccanismo che rende possibile tutto questo si chiama Mercato ittico e il suo direttore, il dottor Francesco Bafunno, lo descrive senza retorica: «Non siamo un mercato di sbarco. Il nostro valore aggiunto non è la prossimità al porto, è la capacità di aggregare origini diverse, garantire continuità di assortimento e consegne rapide verso ristorazione, dettaglio e altri clienti professionali».

Il Mercato ittico che “trasforma” Torino in una città di mare

Mercato ittico di Torino, il sistema che garantisce pesce fresco lontano dal mare

La logistica che garantisce freschezza anche lontano dal mare

Trentuno posteggi, milleseicentocinquanta metri quadrati di superficie coperta, dodici operatori attivi censiti sul sito ufficiale: questi i numeri del mercato secondo l’Annuario statistico comunale 2024. Il pesce arriva nelle ore notturne o nelle

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