di Carlo Cinelli
Economia, scienze alimentari e medicina i campi d’intervento della fondazione milanese che promuove un premio — internazionale — analogo a quello svedese. Il ceo Bissaro: sarà un acceleratore per la ricerca sul campo. Le attività dell’ente con due miliardi di asset in gestione
Milano, città premium che rischia di morire di rendita, secondo alcuni preoccupati osservatori, nasconde nei suoi palazzi paradossi che chissà potrebbero essere la sua speranza. Ripartirà da questa città, per esempio, dopo oltre 20 anni, quello che un tempo era noto come il «Nobel italiano», il premio della Fondazione Invernizzi, uno dei soggetti privati più ricchi e patrimonializzati sotto la Madonnina. La prima edizione, raccontava Lina Sotis nelle sue «bagatelle» sul Corriere, fu presentata l’11 maggio di 32 anni fa direttamente da Romeo ed Enrica Invernizzi «nella azzurrina sala cinematografica del loro palazzo in Corso Venezia» ad alcuni amici, gli stessi probabilmente che una domenica sì e una no e soltanto d’inverno venivano invitati a vedere un film, mai a cena perché, scriveva con delizia la Sotis, «Romy ed Enrica desiderano, come ogni sera, mangiare soli al lume di candela».
L’impegno
Del resto, spiegava, «sono sposati da 59 anni, sono molto, molto




