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Dai rovi alle vigne premiate: la rinascita del vino all’Isola del Giglio è firmata Carfagna

Sull’Isola del Giglio la viticoltura non è soltanto produzione agricola. È memoria, fatica quotidiana e ricostruzione di un paesaggio che per decenni aveva rischiato di scomparire sotto i rovi e l’abbandono, con un processo lento e continuo di abbandono rurale che ha cambiato profondamente la geografia agricola dell’isola. È dentro questa prospettiva che si inserisce il lavoro di Francesco Carfagna e della sua famiglia, protagonisti di un recupero agricolo che nel tempo è diventato anche un riferimento culturale per l’isola, oltre che un punto di osservazione privilegiato sul rapporto tra uomo e territorio. «All’inizio del nostro percorso -spiega -, mia figlia Irene aveva 8 anni e abbiamo avuto l’aiuto di mio figlio grande Mattia, che poi però ha scelto di trasferirsi in Francia dove vive tutt’ora». Il riconoscimento ricevuto da Francesco Carfagna da parte del Gambero Rosso che lo ha eletto vignaiolo dell’anno 2026 viene interpretato dallo stesso produttore come qualcosa che va oltre il premio in sé e la sua dimensione simbolica immediata. «È una sorta di Oscar alla carriera», racconta. Un riconoscimento che, a suo giudizio, premia soprattutto «la visione» avuta alla fine degli anni Novanta, quando la scelta di recuperare la viticoltura gigliese appariva a molti poco più di

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