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In Italia mangiare sano non è uguale per tutti: reddito, tempo e filiera creano il divario

In Italia il cibo non manca. È disponibile, diffuso, spesso abbondante. E per anni è bastato a raccontare il sistema alimentare: produzione forte, qualità riconosciuta, identità culturale solida. Dentro questa abbondanza, però, si è aperta una distanza meno evidente, ma sempre più concreta: la difficoltà di mantenere nel tempo un’alimentazione davvero sana, equilibrata, sostenibile nella vita quotidiana. I dati Fao (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura), Istat 2024, Eurostat e Atlante della fame in Italia 2025 convergono su una stessa frattura: il sistema alimentare contemporaneo produce cibo in quantità, ma non garantisce in modo uniforme la possibilità di utilizzarlo per costruire salute. Dentro questa cornice, il cibo sano non è sparito. È diventato più complesso da rendere quotidiano.

Un sistema globale che non riguarda più solo la fame

Secondo la Fao, circa 2,3 miliardi di persone vivono una condizione di insicurezza alimentare moderata o grave. Non si tratta più di una linea netta tra chi ha e chi non ha cibo, ma di una zona grigia fatta di accesso intermittente, qualità insufficiente, dieta instabile.

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