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«Rapina a mano armata», compie 70 anni il film di Kubrick: un noir perturbante dove non esiste redenzione

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di Filippo Mazzarella

L’azione si svolge a New York, dove il gangster Johnny Clay (Sterling Hayden), appena uscito di prigione e deciso a rifarsi una vita, organizza un grosso colpo all’ippodromo di Long Island

Il 19 maggio 1956 (da noi nelle sale a settembre) viene presentato a New York Rapina a mano armata/The Killing di Stanley Kubrick, opera terza dell’appena ventisettenne (e ancora relativamente poco noto) maestro del cinema che s’imporrà definitivamente l’anno successivo con il capolavoro Orizzonti di gloria/Paths of Glory.

Tratto dal coevo romanzo omonimo (originariamente apparso come Clean Break) di Lionel White e sceneggiato da Kubrick con il romanziere noir Jim Thompson, è un poliziesco che superficialmente appare inscrivibile nella tradizione del cinema criminale Usa anni Cinquanta, ma in cui in realtà il regista utilizza il classico meccanismo dell’heist movie per smontarne dall’interno l’idea stessa di ordine narrativo e di senso: la rapina non è il centro del film, mentre il vero tema è l’impossibilità assoluta di controllare il reale attraverso qualsiasi forma di sua pianificazione.

L’azione si svolge a New York, dove il gangster Johnny Clay (Sterling Hayden), appena uscito di prigione e deciso a rifarsi una vita con la compagna

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