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Draghi e il discorso per «rifondare» l’Ue: «Per la prima volta noi europei siamo davvero soli, insieme. L’azione a 27 è inadeguata: serve un federalismo pragmatico»

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di Mara Gergolet

L’ex presidente della Bce e premier italiano riceve il premio Carlo Magno ad Aquisgrana. E pungola l’Ue: «Siamo troppo dipendenti, e siamo indietro sulla tecnologia, mai il futuro è dipeso così tanto da un singolo fattore come l’Ai. Il mercato unico è incompleto: serve più unione»

«Per la prima volta dal 1949 gli europei devono fare fronte alla possibilità che gli Stati Uniti non garantiscano più la nostra sicurezza nei termini che davamo per scontati. E la Cina non offre un’ancora alternativa», anche perché «sta sostenendo in maniera diretta il nostro avversario, la Russia».

È un discorso duro – pur se improntato all’ottimismo della volontà – quello che Mario Draghi tiene ad Aquisgrana, ricevendo il premio Carlo Magno. Un discorso che indica le linee per «rifondare» l’Unione europea. 

«In un mondo in cui le partnership stanno cambiando, ogni dipendenza strategica oggi va riesaminata. Per la prima volta a nostra memoria ci troviamo veramente da soli . L’Europa sta rispondendo a questa nuova realtà. Ma sta rispondendo con un sistema che non è stato mai concepito per sfide di questa magnitudine».

«Il progetto europeo – ha ricordato l’ex premier – è stato deliberatamente e

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