L’antica Grecia che piace al regime cinese ha un’impronta molto americana, è in realtà una versione «made in Usa». Ormai è un classico: ogni volta che Xi Jinping incontra Donald Trump, lo ammonisce a non cadere nella «trappola di Tucidide».
Il presidente della Repubblica Popolare lo aveva già fatto in occasione della prima visita di Stato di Trump a Pechino, più di otto anni fa. Nel novembre 2017 la sorpresa fu maggiore: non è così scontato che un comunista cinese, formato sui testi di Lenin e Mao, oltre che nella tradizione del Maestro Confucio, citi uno storico dell’antica Grecia. Cosa c’è dietro, come nasce questa figura retorica che attinge alla nostra tradizione culturale, non alle radici della civiltà cinese?
Lo scenario della «trappola di Tucidide» (la rivalità Atene-Sparta che sfociò nella guerra del Peloponneso) in realtà viene studiato attentamente e da molto tempo dalla nomenclatura comunista cinese. Più che un omaggio alla Grecia classica, è un segnale di attenzione verso le teorie geopolitiche statunitensi.
Infatti il Tucidide in questione è rielaborato da uno studioso americano. Il tema della trappola lo lanciò nel 2015 un professore di Harvard, esperto di storia militare e strategia, Graham Allison. L’omonimo libro sulla




