di Leonard Berberi
Caccia, basi militari e arsenali occidentali dipendono dalla stessa rete di approvvigionamento che sta cedendo. Un F-35 richiede tra 5 mila e 9 mili litri l’ora, due o tre volte il consumo di un Boeing 737 in fase di crociera
Non bastassero la Russia alle porte e una certa instabilità nel mondo, la Nato ora ha un ulteriore problema da affrontare: la disponibilità di carburante in Europa per i caccia militari. Il cherosene che sta facendo lievitare i prezzi dei biglietti aerei e che rischia di mandare in fumo le vacanze di milioni di europei — il jet fuel costa il doppio con lo scoppio del conflitto nel Golfo Persico e rischia di scarseggiare perché la chiusura dello Stretto di Hormuz ha interrotto le importazioni — è lo stesso che alimenta gli F-16 belgi, i Typhoon tedeschi, i Rafale francesi.
Le basi Nato in Europa
Ed è quello che rifornisce le basi americane disseminate sul continente, da Ramstein in Germania ad Aviano in Italia, ricorda al Corriere Michelle Brouhard, capo di Policy and Geopolitical Risk di Kpler. «Non si combatte una guerra con un jet elettrico», ha scritto l’esperta in una nota di pochi giorni




