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Elezioni a Venezia, i candidati bengalesi nelle liste Pd e il sogno della moschea a Mestre: «Vogliono Allah in Comune»

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di Matteo Valente

Tensione in vista delle amministrative. I manifesti della Lega. FdI: più trasparenza sui candidati stranieri

Volantini in lingua bengalese, il sogno della nuova moschea e le invocazioni ad Allah per l’elezione in consiglio comunale a Venezia. Dopo la presentazione delle liste si incendia la polemica in Laguna sui candidati della comunità bengalese scelti dal Partito Democratico per un posto a Ca’ Farsetti. «Vogliono far entrare Allah in Comune», l’accusa della Lega al Pd. Ma è tutto il centrodestra compatto ad attaccare i dem, anche per il ruolo delle donne. «Per noi il rispetto del valore del ruolo delle donne non è negoziabile», entra a gamba tesa il senatore di Fratelli d’Italia Raffaele Speranzon. «Quando si vuole coprire il fallimento del proprio operato, una certa politica inventa paure — interviene Matteo Bellomo, coordinatore della campagna di Andrea Martella e del Pd della città metropolitana di Venezia —. Inserire nelle liste cittadini di origine straniera – donne e uomini che qui lavorano, vivono e pagano le tasse – significa esattamente il contrario: dare un calcio alle paure».

Una comunità di ventimila persone

È questa l’ultima polemica in ordine di tempo che coinvolge la comunità bengalese di Venezia

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