di Federico Fubini
Il direttore dell’Agenzia internazionale dell’energia: «Vi servono più rinnovabili e il nucleare. Questa è la crisi energetica più grave di sempre, i tempi di recupero non saranno brevi»
Fatih Birol, direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale dell’energia, resta cauto quando legge che lo Stretto di Hormuz sarebbe per ora aperto. Anche perché l’Iran sembra intenzionato a mantenere il suo pedaggio. «È incoraggiante. Ma Hormuz è già stato chiuso una volta e il rischio resterà come una spada di Damocle – commenta – . Dunque gli sforzi per diversificare cercando percorsi, tecnologie e combustibili alternativi continueranno».
Quanto petrolio manca sui mercati mondiali?
«Questa è la più grande carenza di petrolio e di gas, mai visto niente del genere. I volumi quantità che mancano ora sono pari a quelli del primo, del secondo choc petrolifero e a quello legato alla crisi ucraina messi insieme. In più passano per lo stretto prime vitali come l’elio o i fertilizzanti. Se e quando avremo una vera apertura, non torneremo alla normalità come nelle crisi precedenti, perché più di 80 grandi impianti dell’energia nel Golfo sono danneggiati. Di questi, più di un terzo gravemente. I tempi di recupero non saranno brevi».




