
di Filippo Mazzarella
Lo sguardo disincantato del maestro qui osserva la società come sistema predatorio
Il 15 aprile 1956 (da noi uscì a luglio dello stesso anno) venne presentato in anteprima mondiale a Londra «Quando la città dorme/While the City Sleeps», penultima produzione americana del maestro Fritz Lang e, a dispetto della critica dell’epoca, uno dei titoli più importanti della sua intera carriera, giunta a un livello di disincanto dello sguardo ormai quasi totalmente rivolto a un’osservazione della società come sistema predatorio.
Lontano (ma neanche molto) dalle tensioni metafisiche della sua produzione primigenia, Lang realizza qui un’opera asciutta e crudele, idealmente gemella del suo successivo e non meno importante L’alibi era perfetto/Beyond a Reasonable Doubt, uscito nelle sale Usa qualche mese dopo: una riflessione sul Male non più come eccezione, ma come condizione diffusa, incorporata nei meccanismi stessi della vita moderna e in particolar misura nell’universo dei mezzi di comunicazione (con il potere della stampa in procinto di essere esautorato da quello della televisione).
La vicenda si svolge a New York, dove l’omicidio di una giovane bibliotecaria scuote la città. L’assassino è Robert Manners (John Barrymore jr.), un individuo psicologicamente disturbato che, fingendosi fattorino, si




