Se offendi pure il primo Papa del tuo paese, hai toccato il fondo. Le insolenze di Donald Trump contro il pontefice sono un segnale di difficoltà. Il retroterra è questo: molti cattolici americani votarono per Trump nel novembre 2024 (malgrado i passati screzi con papa Francesco), a seguito di uno spostamento a destra dell’elettorato religioso che dura da anni. Il vicepresidente JD Vance è cattolico. In passato Trump, pur avendo sempre avuto una «incontinenza verbale» che lo porta alla volgarità e all’insulto, avrebbe evitato di scontrarsi con il capo di una religione i cui fedeli lo hanno votato. Ma con la guerra in Iran siamo di fronte a una specie d’insurrezione di alcuni pezzi di elettorato trumpiano. Non a caso alcune delle più recenti intemperanze il presidente le ha rivolte a destra.
Questa premessa serve a ricordare un’ovvietà: Trump sta coalizzando molte ostilità, e in Europa il suo livello di impopolarità è ai massimi. Questo spiega anche perché è invalsa la moda di dare per sconfitta l’America in questa guerra fin dalle prime ore, e proclamare vincitori tutti gli altri: dall’Iran alla Russia alla Cina.
Il caso della Repubblica Popolare è interessante. Oggi




