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Vino, così la Franciacorta prova a reagire ai cambiamenti climatici ripartendo dalla scienza e ripensando il paesaggio

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di Massimiliano Del Barba

Integrare alberi, siepi e vigneti per contrastare gli effetti del cambiamento climatico, tutelare la biodiversità e ripensare il paesaggio vitivinicolo lombardo. È questa la sfida di VitiSilvA con Sata e Regione Lombardia

Scriveva Eugenio Turri vent’anni fa che il territorio «è rappresentazione», è come «la quinta di un teatro» sulla quale «si incontrano e si annodano cultura e natura».  Trovare una sintesi fra questi due aspetti, sosteneva Turri, sposterebbe il ruolo di noi tutti da attori a spettatori, «costringendoci a tornare a preoccuparci del nostro agire». In altre parole, insomma, la natura tornerebbe appunto a essere «paesaggio» e non solo strumento dell’homo aeconomicus votato alla massimizzazione del risultato immediato. E la quinta del teatro, di conseguenza, cambierebbe, diventando più complessa, eterogenea. In città ma anche – e soprattutto – in campagna, tanto che la monocoltura predominante cederebbe il posto a modelli più vari, meno impattanti e maggiormente votati alla biodiversità originaria dei luoghi.

In altre parole: integrare alberi, siepi e vigneti per contrastare gli effetti del cambiamento climatico, tutelare la biodiversità e ripensare il paesaggio vitivinicolo lombardo. Va in questa direzione la sfida di VitiSilvA – Viticoltura e Selvicoltura in Agroforestazione, il progetto ideato e

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