di Francesco Bertolino
Il manager del gruppo italiano: «La tecnica di aggressione non è stata molto sofisticata, ma l’attacco è stato condotto in modo da ottenere la massima risonanza mediatica»
«Le procedure di controllo c’erano e qualche avvisaglia di pericolo c’è stata, ma l’industria della refrigerazione non era pronta a un cyber-attacco di simili proporzioni». Carmine Infante è chief growth officer di Epta: il gruppo italiano è il principale fornitore in Europa di banchi frigoriferi, con un fatturato di due miliardi, e annovera fra i suoi clienti buona parte delle catene della grande distribuzione. Un rappresentante del comparto era presente alla riunione convocata a Palazzo Chigi dopo gli attacchi hacker che hanno colpito i congelatori dei supermercati di mezza Europa.
Come è potuto accadere un simile attacco?
«Stiamo parlando di un sistema complesso che coinvolge almeno tre attori: i produttori dei banchi come Epta, i fornitori di sistemi per connetterli e regolarne la temperatura da remoto, i gestori dei punti vendita».
Dove si sono inseriti gli hacker?
«In base alle informazioni disponibili al momento, gli attaccanti hanno sfruttato vulnerabilità nei sistemi di connessione per modificare i parametri di funzionamento e, di fatto, interrompere la catena del freddo




