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Una riforma appesantita da problemi irrisolti

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di Massimo Franco

Il rinvio della discussione al 14 luglio avviene su uno sfondo dominato dalla confusione e dai veti incrociati

Sta diventando chiaro che l’esito della riforma elettorale non dipende tanto dalla resistenza delle opposizioni, ma da quella presente all’interno della maggioranza. Il rinvio della discussione al 14 luglio avviene su uno sfondo dominato dalla confusione e dai veti incrociati. E si tratta di ostacoli così evidenti da mettere in ombra i contrasti che pure esistono nelle file delle sinistre. La sensazione è che a renderli per ora quasi insormontabili sia l’incrocio con questioni valutate in modo diverso dagli alleati: dal Quirinale alle candidature nelle città.

Esiste una complicazione in più che si chiama Roberto Vannacci. Col suo Futuro nazionale filorusso e di estrema destra sta scompigliando carte e strategie dell’esecutivo. E rende accidentato un percorso che sembrava portare a una vittoria relativamente facile nelle elezioni del 2027: a patto di cambiare sistema elettorale, magari con un avallo di fatto del Pd di Elly Schlein; e dunque a un’ipoteca corposa sull’elezione del prossimo capo dello Stato. Lo scontro tra FdI, favorevole alle preferenze, e Lega e FI, entrambe contrarie, va inquadrato in questo contesto.

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