
L’eco del separatismo in Alto Adige arriva anche negli Stati Uniti durante le partite di calcio. L’assessore di Forza Italia: «Malati di testa»
L’eco del separatismo in Alto Adige anche ai Mondiali di calcio americani. Sabato 27 giugno è stata disputata l’ultima partita della fase a gironi tra Austria e Algeria, terminata con un 3-3 che vale per entrambe il passaggio ai sedicesimi, alle spalle della vincitrice del girone, l’Argentina di Lionel Messi. Sugli spalti viene però notata la bandiera della Südtiroler Freiheit, che anche in questa occasione ha ostentato il suo motto «Südtirol ist nicht Italien», ovvero «l’Alto Adige non è Italia». Ennesima prova di folklore per alcuni, nonostante l’Italia non si sia qualificata per la competizione, ma per altri campo fertile per una polemica che segue la solita narrativa della propaganda. Ogni circostanza sembra essere buona per rialimentarla.
Sui social si scatenano i commenti, tra chi definisce «stanco di leggere concetti ormai superati» a chi «rivendica una storia che non deve essere messa da parte e di una cultura “minacciata”». Quest’ultimo concetto è quello che suscita le reazioni più accese, per il riconoscimento o meno del patrimonio della lingua e della cultura tedesca nella provincia autonoma di Bolzano.
L’intervento di Forza




