
Coltivava mais, scaricava frutta, faceva 36 chilometri in salita sulle Ande per andare a scuola su una mountain bike scassata… poi è diventato uno degli scalatori iconici degli ultimi anni. Con un rapporto speciale con l’Italia
Da bambino, Nairo faceva quasi 36 chilometri in bici sulle Ande, in montagna, per arrivare al collegio e frequentare la scuola. Discesa all’andata, tutta in salita al ritorno. Poi in sella si è lanciato alla conquista del mondo ed è diventato uno degli scalatori puri più forti della storia. Cuore grande, faccia da indio, un predestinato. Sabato 3 ottobre Nairo Quintana, a 36 anni, chiuderà la sua carriera al Giro dell’Emilia, la prestigiosa classica italiana che è nata nel 1909 (come il Giro d’Italia): da Ferrara al santuario di San Luca che domina Bologna, è l’edizione numero 109. Il colombiano l’ha vinta nel 2012, una delle sue prime grande vittorie. L’inizio del rapporto d’amore con l’Italia: Nairo, con il suo sorriso e la famiglia sempre al fianco, in trionfo in piazza dell’Unità d’Italia a Trieste nel Giro d’Italia 2014, quindi due edizioni della Tirreno-Adriatico nel 2015 e 2017. Più la vittoria alla Vuelta nel 2016: poi due volte secondo al Tour de France, 2013




