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Capello: “Devo tutto a Berlusconi, oggi bisogna puntare sui giovani. E quella volta con Cruyff…”

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I ricordi da giocatore e allenatore dell’ex tecnico milanista: “Bisogna puntare sui ragazzi senza fare un dramma al primo errore. In Cina stavo bene ma mia moglie piangeva”

Da Pieris al tetto del mondo, il suo Milan, le finali giocate e quelle da allenatore, ma anche l’Inghilterra, la Russia e l’Italia di oggi. Fabio Capello sul palco di Palazzo Benvenuti racconta una vita nel calcio cominciando da quel paesino del Friuli Venezia Giulia dove è nato (mille abitanti) “che ha dato quattro giocatori alla Nazionale, vuol dire che sui giovani si lavorava bene”. Non solo il giovane Capello che alla Spal capì di poter diventare calciatore soprattutto quando il padre gli disse “Provaci”. E lui ci ha provato e ci è riuscito, ha preso il diploma da geometra e in campo lo chiamavano così: “Perché davo equilibrio, il centrocampista deve fare filtro e dare suggerimenti. Per far funzionare una quadra serve un grande centrocampo”. E coraggio, quello che Capello non vede nel calcio italiano: “Dobbiamo scommettere di più sui giovani, avere fiducia in loro e non bocciarli alla prima partita sbagliata. E poi faccio un invito agli allenatori dei ragazzini e ai genitori. Lasciateli divertire, non ossessionateli con la tattica

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